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Il pentito in aula: «Polichetti ci aiutava a Cava de’ Tirreni» Politica Primo piano 

Il pentito in aula: «Polichetti ci aiutava a Cava de’ Tirreni»

«All’inizio la proposta del sodalizio di Zullo per l’allestimento della festa della pizza era stata rigettata; fu il vicesindaco Enrico Polichetti ad aiutarli, spiegando come dovevano fare per ottenere l’appalto attraverso la costituzione di una nuova società ». A parlare è il collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino , che lunedì pomeriggio ha ricostruito per la prima volta in un’udienza pubblica le accuse all’ex numero due di Palazzo di Città, racchiuse finora nei verbali di collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia. Lo ha fatto nell’aula bunker di Salerno, chiamato a deporre dal pubblico ministero Vincenzo Senatore nel processo per un giro di usura ed estorsioni di cui sono accusati Dante Zullo , il figlio Vincenzo , la sorella Lucia e Vincenzo Porpora . Quest’ultimo è stato indicato da Sorrentino come il trait d’union tra gli Zullo e l’esponente della giunta comunale, uscito dall’esecutivo nello scorso settembre dopo le indiscrezioni su un’indagine della Dda che sta passando al setaccio i suoi presunti rapporti con il sodalizio criminale. Al momento l’ipotesi formulata a carico di Polichetti è quella di abuso d’ufficio, ma gli inquirenti stanno verificando se sussistano elementi per adombrare un scambio tra favori amministrativi e appoggi elettorali. È una delle tracce indicate da Sorrentino, che in aula bunker ha parlato non solo di incontri che sarebbero avvenuti tra Polichetti e Dante Zullo nella scuderia di quest’ultimo, ma anche del supporto che gli interessi del sodalizio avrebbero trovato in qualche funzionario comunale. Tutto ruota ancora attorno alla Festa della pizza, e a controlli della polizia municipale che, secondo il “pentito”, sarebbero stati messi a tacere. «I vigili rilevarono una serie di irregolarità, relative alla quantità di spazio occupato e ad alcune autorizzazioni, poi però Porpora andò da quel funzionario e lui mise le carte a posto». Secondo il collaboratore di giustizia le carte non erano a posto per niente. Anzi, agli organizzatori sarebbe stato permesso di pagare una tassa di occupazione del suolo pubblico calcolata all’incirca sulla metà dell’area realmente utilizzata, e le facilitazioni avrebbero riguardato anche altre attività. Le sue affermazioni saranno sottoposte venerdì pomeriggio al fuoco di fila del controesame, con cui i difensori Teresa Sorrentino e Alfonso Botta proveranno a metterne in discussione l’attendibilità. Inizialmente lo stesso Sorrentino era stato accusato di far parte dell’organizzazione criminale, ma le memorie e la documentazione depositate dal difensore Marco Martello lo hanno poi identificato come vittima, a sua volta, delle richieste estorsive dell’ex suocero Dante Zullo, al quale avrebbe fatto da prestanome. Da gennaio, quando è entrato nel programma di collaborazione, la sua testimonianza è diventata il cardine di un’inchiesta parallela, che mira a verificare i possibili rapporti tra criminalità e pubblica amministrazione. Fonte: La Città di Salerno

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